L'importanza del Cerimoiale come manifestazione formale della vita delle istituzioni

Comportamenti e prassi relazionali in riferimento al Cerimoniale in un ente pubblico.

Documenti dal Seminario di studio
Il quadro storico del Cerimoniale in Italia

Proposta del Dott. Nicola Marrone, del Consiglio regionale della Puglia, in ordine all'esposizione delle bandiere all'esterno degli edifici pubblici.

Gli interessati possono chiederne copia scrivendo a info.ancep@cerimoniale.net


L’importanza del Cerimoniale come manifestazione formale
della vita delle Istituzioni
di Tina Alboresi

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Nella vita di ogni giorno, nelle relazioni fra le persone, i comportamenti si ispirano a regole. Queste regole - che possono modificarsi a seconda del contesto in quanto sono diversi i rapporti che esprimono, ma nella maggior parte dei casi hanno un valore generalizzato ed uniformemente riconosciuto – si richiamano a principi del galateo. Se qualcuno decide di non rispettare queste regole, in realtà, non succede nulla. Al massimo la persona in questione verrà etichettata come maleducata.come maleducata.
Anche la vita di relazione delle istituzioni pubbliche, dallo Stato, alle Regioni, Province, Comuni e così via, segue regole di comportamento. A differenza di quanto avviene per i rapporti fra le persone però tali regole devono essere rispettate, perché esse esprimono il rilievo che le varie istituzioni hanno nell’assetto politico delineato dalla nostra Costituzione. In caso contrario si possono verificare gravi inconvenienti, i classici “incidenti diplomatici.
Queste modalità di relazione, con le quali viene reso esplicito il valore che la Costituzione stessa assegna non alle persone ma ai ruoli da esse ricoperti, costituiscono il Cerimoniale, che può dunque essere definito come l’insieme dei comportamenti ai quali si attengono le istituzioni pubbliche con lo scopo di esprimere una chiara ed uniforme rappresentazione dell’ordinamento della nostra Repubblica, rappresentazione che discende direttamente dall’ordinamento giuridico – costituzionale italiano.

A voler essere precisi questa situazione chiara e ben definita è piuttosto recente: risale ad appena un paio di anni fa quando, il 14 aprile del 2006, fu pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su “Nuove disposizioni generali in materia di cerimoniale e di precedenze fra le cariche pubbliche.”
Fino a quel momento le cose erano state un po’ confuse.
Le regole del Cerimoniale di Stato, durante la monarchia, erano stabilite con precisione da regi decreti.
L’avvento della Repubblica rese necessaria una revisione delle cariche pubbliche previste e dei rispettivi ordini di precedenza, non fosse altro perché vari ruoli istituzionali sparirono mentre altri, nuovi, subentrarono.
Nel 1950 il problema fu affrontato, con una certa urgenza, dall’allora Presidente del Consiglio dei Ministri De Gasperi che, volendo mettere un po’ d’ordine nel caos istituzionale che si era creato, emanò una circolare definita “provvisoria”, alla quale avrebbe dovuto far seguito un decreto. Per questo però si è dovuto attendere ben 56 anni.
Ovviamente , man mano che le istituzioni repubblicane si organizzavano e si stabilizzavano, anche la circolare De Gasperi divenne obsoleta e non più in grado di rispecchiare una situazione in continua evoluzione. Il problema fu affrontato, in tutto quel lungo periodo, con una sorta di “manutenzione”, a cura degli addetti ai lavori , degli ordini delle precedenze delle cariche pubbliche, introducendo le nuove figure che, col tempo, sono entrate a far parte del panorama istituzionale: si pensi, per esempio, alle Regioni, formalmente istituite solo negli anni ’70, e quindi non previste nella circolare del ’50, o ad altre istituzioni, quali quelle europee, di ancora più recente costituzione.
Per oltre mezzo secolo dunque solo “aggiustamenti” e regole non scritte, consolidate dalla prassi e trasmesse verbalmente, mantenendo come punto di riferimento la circolare De Gasperi semplicemente perché non c’era nient’altro.
Il decreto del 2006 ha recepito l’ esigenza di conformare il Cerimoniale all’attuale ordinamento giuridico – costituzionale, anche alla luce delle recenti modifiche al testo costituzionale - nonché quella di garantire la più generale applicazione delle regole da parte degli organi pubblici, in una situazione come quella attuale in cui si sono moltiplicate le occasioni di relazione fra enti sia a livello locale, che nazionale e internazionale.
Il decreto “Disposizioni generali in materia di cerimoniale e disciplina delle precedenze fra le cariche pubbliche” è composto di 37 articoli, e alla sua stesura ha lavorato, dal 2002, una Commissione di studio formata da rappresentanti degli organi costituzionali.
Mentre la circolare De Gasperi si occupava esclusivamente dell’ordine delle precedenze a livello nazionale, il Decreto del 2006 disciplina le prescrizioni protocollari che regolano sia le cerimonie di iniziativa dello Stato che quelle degli enti locali e di ogni altra autorità pubblica.

Il decreto è articolato in due Capi.
Il primo prende in esame le precedenze fra le cariche pubbliche.
Nella prima sezione definisce l’ambito di applicazione e i criteri generali, nella seconda dà l’ordine delle precedenze nelle cerimonie nazionali, riconoscendo 115 cariche pubbliche suddivise in 7 categorie.
Nella terza sezione viene stabilito l’ordine delle precedenze nelle cerimonie territoriali, individuando 73 cariche pubbliche suddivise in 5 categorie.
Le disposizioni sono alquanto particolareggiate. Viene stabilito, per esempio, che l’ordine di precedenza fra le Regioni è determinato dalla data di costituzione, quello fra le Province dall’ordine alfabetico, con precedenza alle Province capoluogo di Regione, così come per i Comuni, dove hanno il primo posto i Comuni sede di capoluoghi di Regione e di Provincia.
Il Capo secondo del Decreto si occupa delle disposizioni generali in materia di Cerimoniale.
La prima sezione dettaglia i particolari relativi all’organizzazione delle cerimonie ed alle presidenze delle stesse.
La sezione seconda definisce i criteri e le modalità dello scambio di visite fra autorità nei casi di insediamenti e di congedi, precisando per esempio che le visite vanno richieste partendo dall’autorità più elevata e che si devono svolgere nelle rispettive sedi ufficiali.
La sezione terza stabilisce fornisce le prescrizioni relative agli onori alle autorità civili.
La sezione quarta si occupa delle distinzioni cavalleresche e onorifiche.
La sezione quinta precisa tutto ciò che riguarda la bandiera della Repubblica (dai colori alle modalità d’uso e di affissione), l’inno nazionale, le esequie di Stato.

Il Decreto dovrebbe - e si spera lo faccia - chiarire senza più alcun equivoco ruoli dei vari enti e posizioni dei loro rappresentanti negli eventi pubblici, dando certezze agli addetti ai lavori che finalmente si trovano ad operare sulla base di regole scritte ed inequivocabili.
Potrebbe anche essere lo strumento che dimostra una volta per tutte che la complessa attività legata all’applicazione del Cerimoniale ha poco a che vedere con la mondanità (con cui purtroppo a volte viene confusa) o addirittura - come è accaduto anche di recente di leggere in alcuni articoli - con l’ammontare delle spese sostenute dai vari enti per le proprie iniziative pubbliche: l’auspicio è che sia finalmente chiaro che Cerimoniale è esclusivamente la disciplina che si occupa della rappresentazione formale dell’ordinamento dello Stato. Tutto il resto è altro.



Comportamenti e prassi relazionali in riferimento
al Cerimoniale in un ente pubblico.

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1.Norme e consuetudini nella società civile.
La nostra società come qualsiasi altra società è dominata da regole scritte e da consuetudini che consentono ad ogni individuo di poter svolgere la propria vita di relazione nell’attività lavorativa, in famiglia, e nei vari gruppi sociali frequentati nel tempo libero. Tali regole sono il collante del quieto vivere civile e dello svolgersi della vita di relazione. Il nostro paese si trova inserito nella società sviluppata dell’occidente ed in particolare nel sistema della comunità europea che è in rapida mutazione dal punto di vista sociale, economico e giuridico. Se solo ci guardiamo un po’ intorno ritroviamo tra i paesi dell’Europa, il classico sistema giuridico degli Stati nazionali imperniati storicamente in un processo evolutivo e di aggregazione che ha portato a dei cambiamenti progressivi a partire dagli stati feudali, passando alle monarchie assolute; da queste a quelle costituzionali, e in taluni casi dalle monarchie alle repubbliche.
Nel caso dell’Italia attraverso il referendum costituzionale del 02 giugno 1946, da una forma di stato monarchico fondato sullo Statuto Albertino (approvato nel 1848 dalla monarchia dei Savoia), si è giunti alla Repubblica Italiana. Il cambiamento è avvenuto attraverso una costituente che ha portato all’approvazione della Costituzione Italiana che dal 1948 rimane ancor oggi in vigore, seppur recentemente novellata nel 2001. Tale atto fondamentale appare di una lungimiranza sorprendente perché è riuscito a dettare delle regole che si può dire siano attuali e che caratterizzano il funzionamento del nostro Stato e delle sue articolazioni territoriali: regioni province e comuni.
In genere, storicamente, non ci sono stati passaggi indolori nei vari Stati, ma tale processo di cambiamento ha comportato guerre e mutamenti anche sociali che hanno caratterizzato la storia e la cultura dei singoli Paesi. Nel caso nostro il risorgimento e le guerre di indipendenza, attraverso una lunga evoluzione, hanno consentito di liberarci dall’invasore straniero e di passare da micro staterelli ad entità territoriali più ampie, e di conseguenza il popolo ha dovuto patire notevoli sofferenze e soggiacere nei secoli a grandi mutamenti anche del sistema economico e commerciale.
Basti pensare che nell’ultimo secolo l’economia del nostro Paese da prettamente agricola si è trasformata in un moderno sistema industriale, con conseguente migrazione delle popolazioni dalle campagne alle città industriali soprattutto del nord.
Tale processo di mutazione e di migrazione non è mai completamente cessato. Anzi l’era di internet e del mercato globale ci costringe a misurarci con dei sistemi di produzione fondati sulla continua innovazione e l’abbassamento dei costi della produzione, dovuti prevalentemente ai vari sistemi e ordinamenti giuridici che permettono di “sfruttare l’enorme capitale umano” ed il minor costo del lavoro per realizzare prodotti. Tali prodotti, attraverso la successiva commercializzazione anch’essa a basso costo, permettono di trasferire e abbassare i costi di produzione, e quindi di massimizzare i guadagni; ciò avviene soprattutto in paesi con scarse o pressoché nulle regole sociali, o sistemi di protezione individuali che vengano garantiti da un sistema pubblico, anche con mezzi di protezione sociale e di garanzie quali gli ammortizzatori sociali, che attutiscano le disfunzioni del sistema industriale, contemperandole con i diritti del singolo lavoratore e della famiglia.
Ebbene ancor oggi, il progresso ed il nostro paese sono regolati principalmente da un sistema di norme scritte il cui fondamento è la Costituzione con le sue istituzioni e gli organi contemplati in tale atto fondamentale. Attraverso quindi il sistema di produzione normativo centralizzato - con un parlamento fondato su un bicameralismo perfetto e con un sistema di competenze che attribuiscono a livello territoriale poteri di tipo normativo, come quelli riconosciuti alle regioni, e ripartiti per materia - la costituzione riconosce e promuove l’autonomia degli enti territoriali anche a livello più decentrato con i Comuni che in genere gestiscono tutta una serie di funzioni legate al territorio, alle popolazioni e all’ambiente di appartenenza, con un sistema di garanzie assicurate dalla legge e condensate negli statuti. Il TUEL, testo unico degli enti locali - D.Lgs 267/2000 - sancisce l’autonomia statutaria con un relativamente recente articolato normativo e concede ai Comuni una discrezionalità assai ampia di auto organizzarsi in base alle esigenze storico economico sociali legate al territorio di competenza.
Regioni, province e comuni si trovano quindi inseriti in questo contesto di regole scritte che non può prescindere dall’essere inserito nel più ampio sistema europeo che oggi conta più di 25 stati nazionali che hanno accettato di far parte della comunità europea attraverso trattati e adesioni. Oggi le istituzioni europee attraverso la commissione, il parlamento europeo e gli organi di giustizia generano modifiche negli ordinamenti giuridici interni dai quali non si può prescindere. Solo per fare un esempio circa il 75 % delle norme di legge a livello nazionale che oggi vengono prodotte è determinato da direttive europee che vengono direttamente recepite dal nostro legislatore con norme che vanno ad incidere nelle materie più disparate ma che sono di grande interesse per il cittadino comune. Pensiamo solamente al principio della libera circolazione delle persone e delle merci nello spazio comune europeo. Ciò comporta dei mutamenti di intere materie e normative, con conseguenti cambiamenti sociali anche di approccio ai vari problemi. Tale modo di ragionare ci fa capire il rapido processo di cambiamento a cui siamo e saremo soggetti anche nei prossimi decenni e che ci farà misurare sempre di più anche con altre istituzioni e problematiche di non facile soluzione, ma che sarà soprattutto uno sforzo di omogeneizzazione di normative e di regole di comportamento tra cittadini della comunità europea. In tale ambito si aggiunge che ogni comunità oltre che dalle leggi scritte è regolamentata anche da norme imposte dalla giurisprudenza e quindi dalle sentenze dei giudici che in ogni ordinamento contribuiscono a determinarle; sia perché vengono date determinate interpretazioni giurisprudenziali che risultano essere prevalenti, sia perché a volte sono chiamati anche a colmare dei vuoti legislativi. Peraltro oggi i giudici e l’intero apparato amministrativo pubblico, sono ancora più importanti perché chiamati a fare chiarezza tra norme generate da fonti e gerarchie che fanno parte di ordinamenti anche diversi, ma che si devono integrare in un unico sistema. Ciò appare di fondamentale importanza.
Oltre a quanto detto sopra è importante sottolineare che anche la prassi e la consuetudine contribuisce a determinare i comportamenti sociali; nei paesi di Common Low ciò è ancora più determinante basti pensare che in questi paesi non esistono costituzioni scritte come in Inghilterra e i precedenti giurisprudenziali diventano immediatamente norma a cui attenersi. Se questo è vero per i paesi anglosassoni, non si può dire che possa valere, seppur in misura molto minore, anche nei nostri paesi, in quanto le consuetudini regolano nel nostro ordinamento campi non normati da disposizioni scritte come riportato nelle preleggi del codice civile vigente nel nostro paese che, lo vogliamo solo ricordare, deriva dal codice napoleonico e quindi dal portato e dai valori determinati dalla rivoluzione francese di cui Napoleone con le sue conquiste influenzò in maniera determinante vasti territori e paesi fino alla sua caduta. Le sue idee peraltro non si fermarono e influenzarono inevitabilmente anche le scuole, i sistemi educativi, i vari ordinamenti giuridici, le istituzioni e i modi di funzionare e di organizzarsi di uno stato.
Ora anche il cittadino meno avveduto comprende che non è possibile regolamentare con norme scritte tutti i rapporti sociali e il modo di funzionare dei nostri enti e delle istituzioni. Sempre esisteranno regole non scritte nel nostro ordinamento, dette consuetudini, che da esso sono riconosciute come tali; esse sono norme di chiusura dell’ordinamento giuridico per capire come procedere o comportarsi in una determinata situazione.

2. Applicazione di leggi, regolamenti, statuti da parte dei dipendenti pubblici.
Molto spesso nell’ambito della loro attività lavorativa i dipendenti pubblici si trovano a dover espletare attività sia in base a norme di legge, ma anche in base agli statuti, ai regolamenti adottati dagli enti, ma anche in base a norme deontologiche, ai contratti collettivi, e al fatto di dover rispettare delle norme di comportamento nei confronti dell’utenza esterna. A seconda dell’inquadramento inoltre è necessario anche rispettare le direttive e le disposizioni che ci vengono impartite dai superiori gerarchici che in ogni organizzazione, che si voglia definire tale, si ritrovano. L’alternativa, fatta di organizzazioni perfettamente orizzontali e a compartimenti stagni frutto di teorie bellissime ma utopiche allo stesso tempo, è quella di avere una sorta di anarchia totale e ciò in un’organizzazione che si rispetti non è ovviamente possibile.
Il dipendente pubblico, a differenza di quello privato, si trova a dover fronteggiare anche situazioni impreviste o comunque istituzionali che difficilmente a un dipendente privato capiterà mai di dover affrontare. E’ necessario allora essere preparati anche a tali evenienze che seppur non così frequenti, potremmo risolvere alla condizione di mantenere il sangue molto freddo e soprattutto seguire delle regole non scritte e anche di buon senso, che faranno capo al cerimoniale, nel caso ci dovessimo imbattere in una serie di eventi a cui purtroppo ci dovremmo abituare e che, se anche non così frequenti, ci dovranno trovare preparati e disponibili a rendere un servizio atteso dal cittadino. Per non fare figuracce, non farle fare al nostro Ufficio, ma soprattutto, per non farla fare all’ente che rappresentiamo in quel momento - che peraltro è il nostro datore di lavoro, sia esso Regione, Provincia o Comune - dobbiamo seguire delle semplici regole non scritte con comportamenti misurati e prudenziali. Pensiamo ad esempio ad un evento come la visita di un Ministro o altra importante Autorità presso l’ente in cui lavoriamo. Possiamo noi permetterci di far fare brutta figura all’organizzazione di cui facciamo parte in quel momento? Non credo, sia perché va contro i nostri personali interessi e sia perché la nostra missione lavorativa deve in senso lato coincidere con quella dell’ente di appartenenza. Allora è necessario conoscere alcune regole di fondo come per esempio quella di sapere che c’è sempre un responsabile dell’organizzazione dell’evento che appartiene di solito all’ente che ospita, a lui dovremmo fare capo con delle riunioni preparatorie in base all’evento / manifestazione che di volta in volta potrà variare ambito, soggetti, luoghi e scopi, ma avrà sempre una determinata finalità, vuoi anche solo di rappresentanza o di visita. Non possiamo permetterci di rovinare tutto perché non conosciamo le minime regole del rapporto istituzionale o semplicemente perché mai nessuno ci ha mai spiegato come comportarci in una determinata situazione, o solo perché non ci abbiamo pensato a sufficienza.
Ebbene è buona regola che a seconda dell’evento ognuno sappia cosa fare e in che modo agire: sarà compito del buon cerimoniere o meglio del responsabile “capo dell’evento” dare delle direttive a tutti coloro che partecipano all’evento stesso. In particolare tutti dovranno sapere come disporsi in caso di corteo: chi va prima e chi va dopo, il picchetto d’onore, la banda, il Gonfalone e la scorta, le Autorità nazionali e locali e in quale ordine posizionarsi a seconda dell’importanza delle stesse Autorità, perché è ovvio che un conto è se partecipa al corteo il Presidente della Repubblica o della Regione e altro conto se al corteo partecipa l’Assessore di una città di un paese estero. In questo caso in particolare ci soccorre la normativa che stabilirà con precisione le disposizioni e l’ordine delle Autorità a seconda dei vari eventi siano essi visite di Stato, funerali di Stato o altri eventi di rilevante importanza.

3. La recente normativa del DPCM 14/04/2006 ed esempi concreti di applicazione
A questo proposito è utile per chi organizza andarsi a vedere la recente normativa emanata a riguardo dal nostro legislatore in DPCM 14/04/2006, ma ciò servirà solo per avere un’idea di massima sulla disposizione delle varie persone coinvolte nella manifestazione, siano esse autorità, persone dell’organizzazione, familiari, simpatizzanti o persone della più varia appartenenza come nel caso di un’inaugurazione. E’ pertanto necessario stilare un programma dell’evento, studiare le varie fasi dividendole per punti e quindi andare a verificare tutto, disponibilità dei locali, autorità che devono necessariamente partecipare, gruppi associazioni enti e imprese possono avere dei compiti specifici e un ruolo. Pensiamo ad esempio all’organizzazione della giornata del IV Novembre con l’inaugurazione di una lapide alla memoria di alcuni militari caduti in missioni all’estero ove il nostro paese è coinvolto. Dovremo innanzitutto come ente pubblico stilare un programma che dovremo condividere con le associazioni combattentistiche o d’arma. Assicurarsi della disponibilità alla partecipazione di una banda cittadina che accompagni l’evento e che sia in grado con il suo repertorio di saper suonare quanto richiesto in tali evenienze. Dovremo comunicare il programma a tutti i soggetti che dovranno intervenire e quindi a tal fine ci prepareremo un elenco che dovrà essere particolarmente accurato per non dimenticare nessuno, a partire dai familiari delle persone scomparse. Dovremo inviare il programma della giornata a tutti coloro che dovranno intervenire per la buona riuscita della manifestazione con almeno 15 - 20 giorni di anticipo; pensiamo alle associazioni d’arma e combattentistiche le quali al loro interno si dovranno organizzare suddividendosi i vari compiti: chi porterà il labaro, chi il gagliardetto, chi leggerà la preghiera al termine della messa, chi interverrà a fare il discorso per rappresentare tutti i combattenti. Vi sono poi tutta una serie di missive istituzionali interne che hanno il fine di suddividere tutti i singoli compiti che devono essere assicurati tra diversi settori di uno stesso ente: il settore tecnico sarà incaricato di predisporre un palco con un sistema di amplificazione nel luogo indicato dall’Autorità per commemorare la giornata, il palco stesso dovrà essere addobbato dalle bandiere tricolori, dovrà essere sufficientemente grande per supportare le diverse persone che dovranno salirvi come il gonfalone e la sua scorta e le Autorità che dovranno prendere la parola. Dovrà essere solido e collaudato e soprattutto adatto al tipo di manifestazione: teniamo presente che ogni comune possiede palchi di varie dimensioni ed è assurdo utilizzare quello più grande, più adatto a concerti che a manifestazioni di tale natura e che soprattutto richiede due giorni di lavoro per il montaggio con costi inesorabilmente più elevati. Il palco peraltro viene solitamente montato su suolo pubblico, di solito su un parcheggio o sopra una piazza nelle vicinanze di qualche monumento o edificio pubblico. All’uopo è necessario richiedere anche l’emissione di una Ordinanza di chiusura della strada per l’evento, o di predisposizione di un divieto di sosta con rimozione, per non trovarsi nel giorno dell’iniziativa con il palco che non si riesce a montare in quanto, proprio nel luogo statuito per il montaggio, stazionano alcuni autoveicoli che impediscono o rendono difficile tale azione. Alla polizia locale sarà demandato il servizio d’ordine della manifestazione, di viabilità lungo il percorso ove si snoderà il corteo, in strade che, teniamo conto, possono anche essere aperte alla circolazione veicolare e alle varie esibizioni e repertori che la banda esibirà nello sfilare. Ovviamente le musiche saranno sempre in tono e adatte all’evento: non sono per esempio tollerati dei repertori che dimostrerebbero solo la bravura di chi suona, ma che turberebbero gravemente l’organizzazione della cerimonia offendendo la sensibilità dei partecipanti. Inoltre alla polizia locale sarà demandato il compito di assicurare la scorta al Gonfalone che lo ricordiamo e il massimo simbolo di rappresentanza ufficiale del Comune. Il Sindaco infatti metterà per l’occasione la fascia tricolore indossandola rigorosamente a tracolla dalla spalla sinistra al fianco destro e gli Agenti di scorta porteranno rigorosamente l’alta uniforme con i guanti bianchi, le mantelle e quant’altro la cerimonia richiede, come i singoli regolamenti dei vari enti prevedono in tali occasioni. E’ necessario durante lo svolgersi della giornata rispettare il programma e prevedere dove e come ci si posizionerà. Il luogo del ritrovo è particolarmente adatto alla predisposizione dell’ordine del Corteo. Nell’attesa di partire ci si scambieranno i saluti e sarà l’occasione per rinsaldare alcuni rapporti. Naturalmente prima di dare inizio alla manifestazione ci si sarà premurati di assicurarsi che le bandiere siano state effettivamente esposte nei pennoni del municipio e siano presenti tutte e tre le bandiere di rappresentanza, così come prevede la legge n° 22/98, e quindi la bandiera italiana al centro con alla sua sinistra la bandiera della comunità europea e alla sua destra quella della regione veneto. Attenzione tutta questa accortezza potrebbe sembrare una precauzione eccessiva, ma invece è assolutamente necessaria in quanto se mancasse all’appello una bandiera, o se addirittura non fossero state esposte, state pur certi che il giorno successivo non si parlerà d’altro e i quotidiani evidenzieranno con molta enfasi la figuraccia fatta dall’ente, vanificando con ciò tutto il lavoro e l’impegno profuso nell’organizzazione dell’evento di cui siete parte. Quando va male poi, state certi che qualche parlamentare o esponente politico scriverà o telefonerà al Prefetto per lagnarsi e protestare per il gravissimo spregio dimostrato dall’istituzione di cui fate parte per non aver esposto una determinata bandiera, così come previsto dal cerimoniale, nel corso di quel particolare evento. Pertanto è necessario che il responsabile prima di portarsi al punto di ritrovo ove si forma il corteo faccia un’ultima ricognizione ed abbia, se del caso, il tempo per rimediare alle carenze: per esempio ci si dovrà assicurare che sul pennone che di solito si trova nelle vicinanze del municipio sia già stata ancorata la bandiera italiana pronta ad essere issata quando verrà suonato l’inno nazionale; se il pennone è molto alto come nel caso per esempio del Comune di Mirano, vi dovrà già essere posizionata una scala adeguata, a norma con l’antiscivolo, e due persone dovranno essere pronte ad assicurare il servizio. Il primo, possibilmente in divisa, isserà la bandiera curando di alzarla molto lentamente cominciando al partire dell’inno e proseguendo fino a raggiungere l’altezza massima: ciò per dare risalto al momento di raccoglimento e favorire la partecipazione emotiva di chi sta assistendo all’evento. I cittadini dovranno infatti attenersi a particolare compostezza e sto parlando di tutti coloro che ignari dell’evento si trovano a passare di lì per caso. L’ordine e la perfetta organizzazione dello svolgersi delle varie fasi, la stessa posizione della banda, delle associazioni, delle Autorità, il loro modo di muoversi coordinato, alcuni metri dopo lo sfilare del gonfalone, e il più possibile in linea, a una distanza predeterminata che sarà indicativamente di 3 – 5 metri da chi precede, deve dare il senso di compostezza, di misura, di organizzazione, senza lasciare spazio all’improvvisazione, con una flessibilità e con una scaltrezza sufficiente a superare accadimenti imprevisti e imprevedibili come se fosse la cosa più naturale del mondo e soprattutto senza minimamente scomporsi. Appena la banda partirà a suonare e il corteo inizierà a sfilare ricordiamoci che ogni parte avrà un preciso compito. Il corteo sarà preceduto da un appartenente alla polizia locale per fare largo tra la folla o semplicemente per fermare il traffico; a distanza seguirà la banda, il gonfalone, le autorità e le associazioni d’arma e combattentistiche con le bandiere e gagliardetti; seguiranno poi i simpatizzanti. L’agente si premurerà di garantire che il corteo abbia strada libera per muoversi secondo il tragitto programmato e possa posizionarsi in modo agevole come in precedenza concordato prima di cominciare l’alzabandiera. La posizione dove la banda si fermerà e si esibirà non è casuale, ma deve dare l’idea dell’ordine, dell’armonia e pertanto si posizionerà in modo da rivolgersi secondo la conformazione della Piazza verso il pennone dell’alzabandiera. Così faranno il gonfalone, il Sindaco, le autorità e tutti i partecipanti al corteo che oltre ad aver sfilato in modo organico, composto e quanto più possibile allineato, si disporranno intorno alla Piazza rivolgendosi verso la bandiera, proprio perché quella bandiera sarà il fulcro di quel particolare momento di ricordo, al quale dovrà essere concentrata tutta l’attenzione. Naturalmente ci saremo già premuniti per tempo di spegnere i telefonini prima dell’inizio della sfilata, in quanto provate a immaginare di trovarvi in attenti di fianco al sindaco, in silenzio, con la mano destra al berretto in segno di saluto, mentre la banda sta suonando l’inno d’Italia e la bandiera si sta issando e …... proprio in quel momento comincia a suonare a tutto volume il vostro telefonino con una musica impostata da “Assalto del VII Cavalleggeri”: provate ad immaginare che scena. Minimo oltre ad una figuraccia rischiereste anche di rovinare la manifestazione provocando una sonora risata da parte di taluni e il profondo imbarazzo per gli altri. Terminato l’alzabandiera sempre in corteo si raggiungerà la chiesa. Il sacerdote, con il quale saranno stati in precedenza concordati gli orari e i particolari della cerimonia, in genere aspetterà fuori dalla chiesa e porgerà i saluti alle Autorità, le quali poi prenderanno posto nei banchi riservati. In primo banco naturalmente al centro siederà il Sindaco con le maggiori Autorità al suo fianco ; il Gonfalone e la sua scorta si posizioneranno sulla destra rispetto ai fedeli e rivolgendosi a questi ultimi. Soprattutto gli Agenti di scorta dovranno essere impeccabili, rimanere rigorosamente in piedi e stare fermi immobili, per non essere notati e nel contempo dimostrare di essere stati perfettamente addestrati. Colui che porta materialmente il gonfalone durante l’offertorio e la lettura della preghiera del combattente alzerà prontamente il Gonfalone e così faranno coloro che sono incaricati di portare i gagliardetti e che pur in posizione più defilata saranno disposti intorno alle navate della chiesa e comunque in accordo con il celebrante, in modo da non compromettere il perfetto svolgersi della celebrazione liturgica. Se nell’entrare in chiesa le Autorità saranno state le ultime ad entrare trovando già la chiesa gremita, il contrario succederà nell’uscire. Si riformerà quindi nuovamente il corteo che seguendo la banda si porterà a depositare una corona al monumento ai caduti per poi portarsi alla destinazione finale in corrispondenza del palco ove si terranno tutti i discorsi ufficiali, celebrativi e commemorativi, e dove terminerà la giornata. I discorsi saranno improntati al ricordo e al sacrificio, ma saranno certamente sobri e comprensibili tenuto conto dell’uditorio. In genere ricorderanno sempre che attraverso la guerra, estrema ratio, e proprio per allontanarne di nuove, è bene ricordare la memoria e i valori che sottendono al quieto vivere civile. Allora sì che le guerre non saranno state inutili. Tutte queste fasi come sopra detto sono caratterizzate dal fatto che ogni partecipante al corteo sa già in precedenza cosa deve fare, dove deve andare e soprattutto dovrà essere composto, allineato e concentrato senza perdersi a parlare con il compagno vicino. Al passare del corteo tutti saranno ammirati e concentrati a focalizzare l’impegno che voi mettete nello sfilare e si gusteranno le note intonate dalla banda cittadina. In alcuni casi la banda sarà sostituita dalla fanfara dei Bersaglieri, e allora ve lo potete immaginare, allo spettacolo si aggiungerà altro spettacolo. Al termine seguirà un saluto e in genere un rinfresco in un locale nelle vicinanze in modo di non dover fare troppa strada a piedi. Dobbiamo infatti tener conto che tante sono ormai le persone anziane che partecipano a questi momenti.

4. Il Cerimoniale e le norme di comportamento nell’organizzazione degli eventi.
Il cerimoniale è quindi importante per mettere ordine tra autorità e persone le più diverse e dettare regole generali di comportamento che risentono sempre dei mutamenti economico sociali. Non a caso uno dei cerimoniali più antichi fu scritto in occasione della pace di Westfalia nel 1648 dopo una guerra durata 30 anni. Il cerimoniale consentì di avere delle trattative ordinate senza urtare la suscettibilità di alcuno. A distanza di centinaia di anni si può dire che le cose non siano cambiate, ma anzi la necessità di avere delle regole da seguire si è maggiormente acuita basti pensare alle moderne forme di comunicazione che concentrando eventi e discorsi in tempi ristretti, ma che vengono diffusi a così tante persone contemporaneamente, forniscono valore aggiunto ad ogni singola scelta che diventa importantissima come capire l’ordine degli interventi, la durata, la collocazione delle autorità, gli inviti. Insomma ogni cosa assume un valore specifico e una qualsiasi disattenzione, errore o lacuna, possono essere interpretati male dagli interessati e diventare oggetto di critica e polemica. State pur certi che dal punto di vista istituzionale quando un evento o una manifestazione vanno bene a malapena verrà ricordato dagli organi di stampa e dai mass media. Certamente al contrario basta un piccolo errore di valutazione, un qualche imprevisto a cui si è cercato di farvi fronte, per mandare all’aria tutto e il giorno successivo, articoli a carattere cubitali e polemiche da fare impallidire. Insomma se si è bravi a studiare tutto nei minimi particolari del prevedibile tutti daranno per scontato che così debba essere, ma se qualcosa non va bene allora tutti si scateneranno contro chi aveva la responsabilità di organizzare. A chi compete questa responsabilità? In genere al responsabile dell’ente o del settore o del gruppo o dell’organizzazione dell’evento. Negli enti pubblici poi ogni settore avrà un responsabile politico e amministrativo. Essendoci poi l’autonomia ogni ente è organizzato a modo proprio a seconda dello statuto e delle scelte politiche di base, sottese all’attuazione del programma, pertanto ogni ente fa storia a se. Non è infatti difficile riscontrare che ad esempio in un comune esiste un’assessore al tempo libero che presiede ad ogni evento e magari nel comune contermine tale competenza è divisa tra più assessorati. Nel caso le competenze siano ripartite tra più assessorati e tra più settori, esiste lo strumento della conferenza di servizio dove si stabilirà chi deve fare e che cosa, ed è possibile che assieme all’ente sia presente anche il privato con gli strumenti dell’associazionismo e del volontariato. Spesso in molti comuni, vista la complessità della macchina amministrativa, si preferisce demandare alle Pro Loco la responsabilità dell’organizzazione dell’evento e soprattutto della spesa, visto che queste associazioni agiscono con gli strumenti di diritto privato e non sono tenute ad osservare la disciplina di diritto pubblico nelle scelte del contraente o a espletare delle gare per acquisire ciò di cui si ha la necessità al fine di organizzare un determinato evento. Appare sicuramente più agevole e snello incaricare una figura esterna come il presidente della Pro Loco e mettere a disposizione i vari settori della macchina amministrativa a seconda delle competenze e delle necessità, rispetto all’organizzare tutto in proprio.
Il cerimoniale è una ricerca continua del modo di comportarsi, è il dettame di una serie di regole che devono guidarvi anche quando vi trovate di fronte a molte persone e siete in difficoltà. In quel momento non c’è nessuno in grado di aiutarvi se non trovando le giuste risposte all’interno di voi stessi, anzi siete soli nel dover scegliere il modo migliore di togliervi dall’imbarazzo perché avete trovato una soluzione, seppur dell’ultimo momento, ma lo dovrete fare nel modo più naturale e veloce possibile senza farvi prendere dal panico, quasi la soluzione l’aveste da sempre pensata ed anzi tutti possano pensare che non si sarebbe potuto fare altrimenti. In un convegno per esempio vi sarà chi è preposto a stabilire quali autorità e in che ordine si siederanno in prima fila o nei posti riservati. D’altro canto i posti sono limitati e le autorità possono essere molteplici, le più disparate, pubbliche e private. Ecco dunque che sarà necessario compiere delle scelte e proprio qui interviene il cerimoniale a darvi una mano. Allo stesso modo di come avete scelto l’ordine degli interventi che dovrà essere equilibrato tra l’importanza degli argomenti trattati e l’autorevolezza dei relatori, si dovrà tener conto degli interessi degli interlocutori per stabilire la durata del convegno, l’intercalare delle pause, anche in riferimento alla possibilità di far visitare gli stand delle aziende di settore che hanno finanziato l’evento. La sala scelta sarà individuata anche dai costi e dalla possibilità di farvi fronte, in relazione inoltre alla facoltà dei convegnisti di recarsi a pranzare in tempi rapidi, magari a piedi, e al rapporto qualità / prezzo che dovrà essere tale da non scatenare critiche in un verso o nell’altro. Non da ultimo se la durata complessiva del convegno sarà molto lunga allora sarà indispensabile distribuire i carichi di interesse in modo equilibrato durante l’intera giornata tenendo conto che nel pomeriggio la gente, soprattutto quella che viene più da lontano, tenderà a lasciare il convegno anticipatamente per essere a casa in genere al termine dell’orario di lavoro. Le stesse persone invece rinunceranno volentieri ad andare via anzitempo se l’ultimo intervento programmato sarà di un relatore particolarmente illustre e gli argomenti trattati molto interessanti. Pertanto queste saranno le scelte che faranno la differenza.
Una regola generale da tener presente nel cerimoniale è quella di non dar mai eccessivamente nell’occhio, meglio una cosa detta in meno che un discorso ridondante. La sobrietà dei comportamenti e delle parole è veramente una regola d’oro da tener presente. Altra regola da ricordare è che non esistono regole così rigide da non poterle derogare all’occorrenza, se ciò appare necessario e opportuno. Nell’indagare le circostanze dell’evento e delle possibili soluzioni ci dovremmo far guidare dal buon senso, dalla nostra intelligenza, dalla moderazione. Dovremo essere notati per il nostro stile educato e gentile tenendo presente che in qualsiasi situazione ci dovessimo trovare, anche nelle più difficili, ci sono molti modi di dire una cosa. Utilizziamo le parole appropriate per far capire in modo semplice e diretto ciò che vogliamo dire, senza mai mettere in imbarazzo il nostro interlocutore, nel farlo sentire al nostro pari, anche quando ci troviamo a dover dare delle disposizioni in quanto la responsabilità di un ufficio ci impone di far rispettare delle regole. Anche in questo caso teniamo presente che un ordine si può dare in tanti modi ottenendo il medesimo risultato. Se ad esempio dobbiamo dire a una persona poco pratica che sta cercando i servizi con tono imperativo: “li in quella stanza non si può accedere”, mentre avremmo potuto dire “mi scusi se sta cercando i servizi allora li potrà trovare in fondo a sinistra, l’ultima porta a destra”. E’ evidente che nel secondo caso, anche se avessimo sbagliato ad interpretare i bisogni dell’interlocutore, questi ci sarà grato per il modo ed il tono usato, ed inoltre avremmo ottenuto lo scopo di non far entrare quella persona in quella determinata stanza senza dirglielo direttamente. In più allo stesso tempo avremo reso la persona importante ponendola al centro in quanto è il soggetto che cerca qualcosa e non la porta di quella stanza che non può essere varcata. Per un dipendente pubblico si può anche dire che la forma è sostanza, soprattutto se porta una divisa, allora in questo caso dovrà essere ancora più attento. L’essere sempre sbarbato, pulito, con gli abiti e la camicia in ordine è sicuramente importante. L’approccio con l’altra persona deve essere sempre improntato alla cortesia, se non conosciamo bene la persona sarà nostra cura dare rigorosamente del lei all’interlocutore, ci aiuterà moltissimo soprattutto nei rapporti di lavoro dove esiste un diverso livello gerarchico. La stessa cosa accade quando per lavoro si deve assolvere ad un certo compito e all’uopo si è dotati di un determinato potere legato alla funzione che si svolge. Mai fare pesare tale potere, ma allo stesso tempo in maniera pacata pretendere il rispetto di tale potere che si estrinsecherà in un corrispettivo dovere a comportarsi in un determinato modo da parte del soggetto che ci sta di fronte. Più saremo bravi a mediare il messaggio, anche quello imperativo, trasformandolo in una sorta di invito a scegliere proprio quel comportamento che avremmo voluto, e più il soggetto si sarà illuso di essersi trovato a decidere liberamente, in realtà ha ottemperato ad una disposizione con nostra obiettiva soddisfazione. Ebbene troviamo questi rapporti di potere in molte relazioni di lavoro ed esterne all’ambito familiare, ed in questi casi è buona norma essere consapevoli che non si deve capire che stiamo usando il potere o meglio lo useremo senza farlo vedere. Sembra un bisticcio di parole, ma in realtà è importantissimo. E’ inoltre rilevante che tra due persone quando si incontrano per la prima volta, a parte i saluti e la correttezza di linguaggio improntato al rispetto, la persona più importante porga la mano all’interlocutore che ha di fronte e non il contrario. Quando inoltre stringiamo la mano dell’altra persona questa non deve essere scialba, ne al contrario dovremmo fratturargliela a forza di stringerla.
Il buon senso ci deve sempre guidare, ma soprattutto deve guidare i nostri comportamenti. In genere inoltre la persona più importante arriva ad un evento quasi per ultima ed è tra i primi ad uscire, pensiamo ad esempio l’entrare e uscire dalla chiesa ad un funerale ove per la particolare rilevanza della persona morta è presente il Sindaco e il Gonfalone del Comune.
E’ bene anche sapere che quando siamo preposti ad accogliere una carica importante, gli onori, la riverenza, e la primazia sono rivolti alla carica rivestita e non alla persona, per la quale comunque avremo il massimo rispetto. Infatti al cessare della carica la persona tornerà ad essere quella di prima, non porterà con sè l’importante ufficio ricoperto nella professione o nella carica politica, anche se il prestigio acquisito la potrà accompagnare nella vita, magari affievolendosi progressivamente nel corso degli anni. L’importante è di non essere mai eccessivi nei comportamenti e in quello che si dice e nel modo in cui lo si dice. Insomma non dovremmo mai farci notare per l’inopportunità di ciò che facciamo in un determinato contesto di eventi, o per ciò che diciamo o come lo diciamo, visto che può provocare imbarazzo o addirittura scandalo, magari per una la battuta male interpretata. In tal caso peraltro oltre a non accogliere la personalità e il suo seguito come dovremmo, in qualità di dipendenti pubblici ci esporremmo anche alle sanzioni disciplinari del caso di specie, “legittima rappresaglia” ed estrema ratio del responsabile d’ufficio, che peraltro deve pensare anche a tutelare se stesso, per non divenire al posto vostro il capro espiatorio “dell’incidente diplomatico”. A tale riguardo per tutti i dipendenti pubblici è utile ricordare che vale sempre l’obbligo di fedeltà e collaborazione nei confronti del datore di lavoro; se a ciò associamo il fatto che un nostro comportamento sbagliato di dipendente di comune, provincia o regione, fosse stato anche solo inopportuno, può fare ricadere il discredito proprio nei confronti dell’ente che in quel momento stiamo rappresentando e servendo, facendo fare una pessima figura a tutta l’organizzazione. Ciò è ovviamente vero anche per la violazione di norme imperative vigenti nel nostro ordinamento giuridico, ma ciò vale anche per violazioni di consuetudini o di regole di buona educazione o di galateo che andranno sempre tenute presenti e possibilmente rispettate.

5. Esempi di comportamento concreto.
- Salutare in modo composto l’autorità che di norma per prima tende la mano. Si presenta il più importante al meno importante tra due persone.
- L’autorità arriva per ultima ad un evento ed esce per prima.
- In sala conferenze- teatro…. la prima fila è riservata alle autorità e il posto centrale alla più importante delle autorità. In ordine di importanza le altre siederanno alla destra e alla sinistra di quest’ultima.
- In automobile l’autorità siede dietro a destra. Se accompagnata da altra autorità il posto per questa è dietro a sinistra.
- Al telefono oltre ad usare la massima cortesia con l’interlocutore che di norma non si conosce va ricordata l’importanza di indicare l’ente e l’ufficio di appartenenza qualificandosi con nome e cognome. ( il superiore comunica , mentre il grado inferiore informa )
- Presidente della Repubblica, Sommo Pontefice, Capi di stato appartengono alle autorità di rango più elevato. Seguono ad esempio i Presidenti delle due Camere, i Cardinali, il Presidente del Consiglio dei Ministri.
- DPCM 14/04/2006 art. 5 Ordine nazionale di precedenza; art 9 Ordine territoriale di precedenza; art. 11 Ordine di precedenza tra le regioni, le province ed i comuni.
- Esempi di come rivolgersi alle principali autorità :

- Al Presidente della Repubblica Signor Presidente
- Al Cardinale Eminenza
- Ministro Signor Ministro
- Senatore Senatore
- Vescovo Eccellenza
- Deputato Onorevole
- Sindaco Signor Sindaco
- Prefetto Signor Prefetto

Comandante della polizia locale di Mirano (Ve) e Noale (Ve)
Dott. Ivano Berti



Proposta del Dott. Nicola Marrone, del Consiglio regionale della Puglia, in ordine all'esposizione delle bandiere all'esterno degli edifici pubblici.


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Premesso che con il D.P.R. 7 aprile 2000, n° 121 è stato disciplinato l’uso delle bandiere da parte delle Amministrazioni statali e degli enti pubblici;

Considerato che nel decreto richiamato, al cap.IV, art. 9, c. 1 si stabili- sce che le bandiere esposte devono essere, oltre che in buono stato, an- che “correttamente dispiegate”;

Visto che in quasi tutti i casi di esposizione sulle facciate esterne delle pubbliche amministrazioni le bandiere risultano troppo a ridosso degli elementi architettonici (balconi in muratura o in ferro) e posizionate, quasi in verticale, su aste non più alte di 2 metri e troppo vicine tra loro tanto da impedire, dopo una raffica di vento od uno scroscio di pioggia, il completo e “corretto dispiegamento” delle bandiere stesse che, per chi guarda, sono o ricadenti all’interno dei balconi o impigliate agli infissi delle finestre o attorcigliate sulle aste risultando, così, del tutto invisibili;

Risulta opportuno, quanto indispensabile, indicare, per una corretta esposizione della bandiera della Repubblica italiana e dell’Unione europea, una lunghezza minima di almeno 4 metri per le aste, una di- stanza minima di almeno 2 metri tra le stesse ed, in particolare, una inclinazione delle aste, sulla verticale della facciata, non inferiore a 45°.