L’IMPATTO DEL DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO NELLA PRASSI DEL CERIMONIALE

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CATANIA
FACOLTA’ DI SCIENZE POLITICHE
Corso di Laurea in Scienze dell’Amministrazione
(curriculum base)
Maurizio Massimino
L’IMPATTO DEL
DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO
NELLA PRASSI DEL CERIMONIALE
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Tesi di Laurea
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Relatore:
Chiar.mo Prof. Sebastiano Licciardello
Correlatore:
Chiar.mo Prof. Francesco Raneri
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ANNO ACCADEMICO 2010 -2011
PREMESSA
L’obiettivo di questa Tesi è quello di dimostrare come alla luce del
nuovo decentramento amministrativo anche le regole formali, spesso
dimenticate nelle relazioni di lavoro e in quelle ufficiali, soggiacciono a
prescrizioni rigorose, di cui, qualunque amministrazione, ente o organismo,
sia pubblico che privato, debbano tenere conto, evitando in tal modo effetti
negativi, sul piano dell’immagine e che possano riflettersi anche con
conseguenze sul piano economico.
Partendo dalle regole fondamentali che il galateo di base ci offre, si è
avvertita sempre di più l’esigenza di mettere nero su bianco in un argomento
di cui la nostra Nazione era pressocchè sfornita, ordinandole secondo
criteri e modalità fornite dalle nuove leggi in materia di decentramento
amministrativo, alla luce di nuove regole ed impatti.
Tali argomenti raccolti e definiti nel DPCM 14/04/2006 aggiornato
dal DPCM 16/04/2008, rappresentano un punto di riferimento e risultano
una guida indispensabile a tutti i funzionari di relazioni esterne o di uffici di
direzione di amministrazioni pubbliche e private, di imprese, di enti e
organismi, e a tutti coloro che, come me, sono preposti a svolgere una
mansione all’interno di un ente locale di mantenimento di relazioni corrette,
consapevoli dell’importanza che esse hanno sia sul piano economico e
dell’immagine.
L’esigenza di accostare le regole del Cerimoniale ed il loro impatto
sul decentramento amministrativo, nasce dal fatto che, operando
quotidianamente sul territorio locale e confrontandomi con gli altri colleghi
di enti comunali o provinciali, ha visto la maturazione di idee e scelte
progettuali che hanno permesso un’ operatività sicuramente formativa per la
professione a cui vuole rispondere il corso di laurea in scienze
dell’Amministrazione.
La finalità è quella di fornire uno strumento di lettura di fatti ed
eventi che quotidianamente ci forniscono i mass media ma di cui
sconosciamo totalmente l’altra faccia della medaglia.
“Il cerimoniale si avverte quando non c’è”, diceva il mio maestro, il
Consigliere Massimo Sgrelli, già Capo del Dipartimento del Cerimoniale di
Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, definito da molti il padre
del moderno Cerimoniale in Italia.
L’immagine e la comunicazione nell’organizzazione di un evento
istituzionale o di una visita di rappresentanza, o anche la redazione di una
lettera di rappresentanza o l’organizzazione di un convegno o, in extremis,
anche come ci si siede e ci si comporta durante una seduta di Giunta o di
Consiglio Comunale, cui l’ordine protocollare offre un importanza
fondamentale, assume sempre più un ambito di rilevanza strategica.
Qualche anno fa, partecipando a un corso tenuto dall’ANCEP, il
Presidente dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna, Monica
Donini, iniziava il Suo intervento di saluto con la frase “Il Cerimoniale dà
il senso dell’appartenenza”
Il Cerimoniale diventa efficace strumento di azione civica e politica
all’interno di ambiti definiti “essenziali” in una società di comunicazione
qual è la nostra.
Le amministrazioni pubbliche registrano un notevole ritardo, rispetto
alle aziende private, nello sviluppo delle Pubbliche relazioni, da non
confondere con gli URP e cioè le relazioni con il pubblico che sono ben
altra cosa.
Le regole del protocollo, non essendo intangibili, subiscono continue
evoluzioni adeguandosi anche alle nuove esigenze che il decentramento
amministrativo ci impone.
A tal proposito è sorta la necessità di costruire un vero ordine
protocollare, sia statale che territoriale, da più parti invocato e a cui non si
può assolutamente tralasciare la conoscenza ed il rispetto delle regole quali
imperativi categorici su cui si reggono.
Dopo l’approvazione dei decreti, si è avvertita sempre più l’idea di
costituire un’Associazione, l’ANCEP, che a livello nazionale, raccoglie tutti
coloro che si occupano di cerimoniale e cioè i “Cerimonialisti” degli Enti
Pubblici, contribuendo oltre che a una valida e univoca diffusione della
materia a livello nazionale, a far prendere coscienza a chi vi è preposto, non
solo del valore utilitario ma anche morale e legale del protocollo di
“cortesia” operando una cultura condivisa della rappresentanza istituzionale.
Da ciò scaturisce una riflessione in ognuno di noi, che evidenzia che
in ogni istante, lungo il cammino della vita, si passano esami e si è giudicati
sul comportamento.
Una tenuta negligente e grossolana delle buone maniere può far
scaturire spiacevoli conseguenze, a volte anche gravi, sul piano
dell’immagine e che si riflettono anche sul piano economico e funzionale
dell’istituzione pubblica.
L’aver stabilito con chiarezza le regole alle quali è necessario
attenersi nel difficile e delicato settore delle relazioni pubbliche, permette
di svolgere al meglio il ruolo fondamentale che esse hanno nella vita di
partecipazione e di rappresentanza dell’istituzione pubblica cui sono
preposti gli organi nell’esercizio delle proprie funzioni.
Il Cerimonialista diventa, quindi, il diffusore del “senso di
appartenenza” delle istituzioni.
ABSTRACT
The objective of this thesis is to demonstrate how, in the light of new
administrative decentralization, formal rules, which are often forgotten in
work and official relationships, are subject to strict requirements. These
formal rules have to be taken into account by any administrative
organization, both private or public, in order to avoid negative publicity and
possible adverse economic consequences. Starting with the fundamental
rules of basic etiquette, there has been an increasing need to put pen to
paper on a subject in which our nation was most lacking, and to order these
rules according to criteria and procedures provided and influenced by the
new laws on administrative decentralization. These criteria , collected and
defined in the DPCM 14/04/2006, and updated in DPCM 16/04/2008, are a
reference point and an indispensable guide to all officers of external
relations or in charge of public offices as well as private administration
companies, institutions, bodies and all of those who, like me, are in charge
of carrying out a task within a local authority in order to maintain good
relations and who are aware of their impact both economically and on the
public image. This need to consider the rules of protocol and their impact on
administrative decentralization stems from the fact that, working daily in the
local area and exchanging views with colleagues of communal or provincial
institutions, has seen the development of ideas and planning choices which,
in turn, has provided an efficient and professional level of learning. The
purpose is to provide an interpretation of the facts and events that the mass
media give us daily but without approaching the other side of the story.
Etiquette is only apparent when it is missing, said my teacher, Adviser
Massimo Sgrelli, former Head of State Protocol Department at the
Presidency of the Council of Ministers, acknowledged by many to be the
father of modern etiquette in Italy. The public image and communication in
the planning of an institutional event or a delegation visit, in the writing of
a letter of representation or organizing a conference or even how we sit and
act during a session of the Executive Council or City Council, where the
order of protocol has fundamental importance, is increasingly becoming a
field of strategic relevance. A few years ago, upon attending a course held
by ANCEP, the President of the Legislative Assembly of Emilia Romagna,
Monica Donini, began his welcome speech with the phrase “A ceremony
gives a sense of belonging” A ceremony becomes an effective tool of
political and civic action in areas defined as essential in a mass media
society such as ours. Public administrations have significant delay,
compared to private companies, in the development of Public Relations, not
to be confused with the URP with which the relations with the public are
quite another thing. The rules of protocol are not intangible and are subject
to continuous changes in adapting to the new requirements that the
administrative decentralization has imposed on us. In this regard, the need
to build a real order of protocol has arisen, both at a national and local level,
called for by many and to which we can absolutely not ignore the
knowledge and respect of rules as categorical imperatives that support them
. After the approval of the decrees, there was an increasing need to form an
Association, ANCEP, that at national level, would gather together all those
involved in ceremonial aspects and protocol, namely the Master of
Ceremonies of public authorities, contributing not only to a valid and unique
diffusion of the subject at the national level but also to raise awareness of
those who are responsible, not only for the practical value but also of the
moral and legal value of a courtesy protocol through making a shared
culture of institutional representation. From this springs a reflection in us all
which shows that at every moment in life we are examined and judged on
our behaviour. A careless act or coarse manners can have unpleasant
consequences, sometimes serious for a public image and can also be
reflected in the economic and functional life of public institution. The
establishment of clear rules that must be followed in the difficult and
sensitive area of public relations, promotes the fundamental role that they
have in the public participation and representation of the appointed
institution of which they are an essential part. The Master of Ceremony
becomes, therefore, the bearer of the sense of belonging in institutions.
INTRODUZIONE
Il senso del Cerimoniale si può racchiudere nell’espressione “quando
la forma diventa sostanza”.
Tale disciplina si occupa delle relazioni fra istituzioni pubbliche,
dettando regole sia per il posizionamento delle singole autorità nelle
cerimonie sia per le modalità dei rapporti fra le cariche, definendo la
corretta rappresentazione dell’ordinamento dello Stato.
Con la legge costituzionale n°3 del 18 ottobre 2001 è stato
completamente riformato il Capo V, parte seconda, della Costituzione
Italiana, a trent’anni dalla istituzione delle Regioni a statuto ordinario
avvenuta nel 1970, recante norme sulle Regioni, le Province e i Comuni.
Tale riforma assume un carattere essenziale in quanto giunge a
conclusione del cammino verso il decentramento amministrativo e
legislativo avviato con la Legge n°59 del 1997, conosciuta meglio come
Legge Bassanini e con il D.Lgs 469/97 e il D.Lgs 112 del 1998.
Il nuovo Titolo V ha segnato una trasformazione del sistema
istituzionale, dislocando gli assetti di potere interno, agevolando il
rafforzamento dei poteri regionali e locali. Tale atto è ancora suscettibile di
modificazioni e sviluppi importanti.
L’art. 114 stabilisce che “La Repubblica è costituita da Comuni, dalle
province , dalle Città metropolitane , dalle Regioni e dallo Stato”. Nei
commi 1 e 2 si trova il riconoscimento dell’autonomia costituzionale degli
enti locali, autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi
fissati dalla costituzione”.
L’art. 118, al primo comma, stabilisce che “le funzioni
amministrative sono attribuite ai comuni salvo che, per assicurarne
l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni
e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed
adeguatezza”.
Tale principio deriva dal ruolo fondamentale riconosciuto ai comuni
nella storia del nostro paese, rafforzato dall’art. 123 comma 4 in cui si
prevede la costituzione del “Consiglio delle autonomie locali, quale organo
di consultazione fra la Regione e gli Enti locali”.
Dall’anno 2001 in cui venne approvata la riforma del titolo V ad
oggi, si sono succedute proposte e controproposte in merito all’applicazione
della stessa.
Ogni cambio di maggioranza ha messo in campo proposte di “parte”
che hanno più che altro provocato uno stallo al compimento delle riforme
istituzionali.
Anche la prassi cerimoniale ha seguito queste vicende sino al 2006,
anno che ha visto l’approvazione di un DPCM che ha riformato le
disposizioni in materia di cerimoniale e di precedenza delle cariche
pubbliche.
Questo decreto è stato il primo provvedimento organico adottato in
Italia dall’avvento della Repubblica, che ha dato sistematicità ad un ambito
regolato per oltre cinquant’anni da una semplice circolare.
Ma quali sono stati i risultati del Decreto? Regioni ed Enti locali vi si
trovano adeguatamente rappresentati?
Il decreto, modificato con un successivo decreto del 16/04/2008,
disciplina le relazioni fra le pubbliche amministrazioni, in un contesto in
cui, alla luce delle modifiche costituzionali, ha visto fortemente
incrementati i rapporti fra enti valorizzando ed ampliando il ruolo di
rappresentanza di Regioni ed Enti locali, che ha reso indispensabile la
revisione dell’ordine delle precedenze, sia a livello nazionale che
territoriale.
Questo bisogno è stato molto sentito perché, in seguito alle modifiche
del quadro storico e di quello giuridico-costituzionale di riferimento, non si
potevano più ignorare le nuove cariche che, negli ultimi decenni, hanno
arricchito il quadro istituzionale.
Compito dei cerimonialisti e di tutti coloro che si occupano di
cerimoniale all’interno dei nostri Enti, è quello di rispettare la norma
esistente.
A tal proposito, le Regioni, subito dopo l’entrata in vigore del
decreto, avrebbero dovuto cogliere l’occasione per affermare il loro
protagonismo finalmente riconosciuto, così come suggerito da Antonio
Politi past-President e socio fondatore dell’ANCEP, attraverso la
promozione di gruppi di lavoro, elaborando un documento sulle procedure e
svolgendo un ruolo di coordinamento del territorio sulle tematiche del
cerimoniale.
Durante un suo intervento, Francesco Piazza, Capo del cerimoniale
del Comune di Roma, ha ribadito che “ le regole sono indispensabili per
avere un indirizzo, ma è importante sapere a che cosa corrispondono”.
Anche la circolare del 1950 sul Cerimoniale conteneva regole che col tempo
hanno perso significato, in quanto non rispecchiavano più quella realtà.
Il decreto del 2006, modificato nel 2008, contiene una precisa
normativa attinente a tutte le istituzioni e a tutti gli enti pubblici, anche se
molti credono ancora che l’attività di cerimoniale sia “occasionale”, e che
consista soltanto nel ricevere e sistemare le autorità al posto giusto durante
occasioni particolari o eventi.
Le forme che il Cerimoniale fa osservare hanno una sostanza, e la
sostanza è lo Stato.
In questo mio lavoro racchiuso in 6 capitoli.
Nel primo capitolo cercherò di delineare il quadro generale del
cerimoniale istituzionale partendo proprio dai suoi fondamenti storici
soffermandomi particolarmente sugli ultimi due secoli di storia nazionale.
Nel secondo capitolo cercherò di tracciare un quadro inerente le
nuove posizioni del decentramento amministrativo attraverso l’analisi delle
scelte compiute che hanno portato a un definitivo assetto amministrativoistituzionale
Nel terzo capitolo traccerò un quadro comparativo tra i ruoli
contenuti nei DPCM e gli assetti amministrativi
Nel quarto capitolo esporrò alcuni episodi di abusi che alcune realtà
territoriali hanno commesso sconfinando le proprie competenze, allegando
le sentenze emesse dalla corte costituzionale.
Nel quinto capitolo metto a fuoco i vari elementi dell’impatto del
decentramento amministrativo nella prassi del cerimoniale attraverso
l’analisi degli enti territoriali e clericali
Nel sesto capitolo esporrò quali sono le realtà nazionali presenti a
livello Cerimoniale negli Enti pubblici nazionali con particolare attenzione
all’ANCEP (Associazione Nazionale Cerimonialisti Enti Pubblici) ed in
riferimento alla mia esperienza personale e professionale
6.2 Applicazioni del Cerimoniale – il caso della Città di Acireale
Sono convinto che Cerimonialisti si nasce e non si diventa. Tutto ha
avuto inizio l’8 ottobre 2000 in Piazza San Pietro a Roma, per trovare
giusto compimento il 1° dicembre dello stesso anno con la Determina
Sindacale n° 1/00 a firma del neo Sindaco di Acireale, Nino Nicotra.
In anni passati avevo avuto già qualche esperienza in campo in quanto
mi ero occupato durante il servizio militare (ferma triennale)
dell’organizzazione della festa di Santa Barbara, Patrona della Marina
Militare. Al Comune, il compito di Cerimoniere era assegnato ad un
funzionario della Pretura che desiderava lo affiancassi; un giorno, in
occasione della celebrazione dell’ottava di San Sebastiano, mi chiamò
dicendomi che, per alcuni imprevisti, avrebbe fatto tardi alla cerimonia e
che avrei dovuto far indossare la fascia al Sindaco a causa del suo
eventuale ritardo. L’occasione era propizia, in quanto lo stesso Mario Di
Stefano (questo era il suo nome) avrebbe proposto al Sindaco di allora (il
Sen. Filetti) di poter iniziare ad affiancarlo nelle varie occasioni e
cerimonie, creando così una figura di ricambio.
Quella sera lui non venne ed io rimasi un po’ meravigliato in quanto era
una persona molto precisa. L’indomani, lo cercai, senza nessun risultato. In
mattinata seppi che il poveretto era stato trovato a casa, riverso a terra,
morto per un ictus fulminante. Così quello che per molti versi era una mia
speranza venne totalmente abbandonata a sè. Era il 27 gennaio del 1997.
Già da tempo mi ero affacciato a questo argomento notando come il
cerimoniale mi appassionava sempre più.
Iniziai a conoscere il significato del termine, grazie ad un libro, che
custodisco gelosamente, donatomi dal Camerlengo dei Cerimonieri
Pontifici, Mons. Franco Camaldo, conosciuto nel gennaio 1997 durante i
festeggiamenti in onore di San Sebastiano. L’illustre presule era stato
invitato dall’allora decano Mons. Giuseppe Sciacca (oggi Segretario
Generale del Governatorato della Città del Vaticano) per tenere le omelie
durante il triduo di preparazione ai festeggiamenti.
Dopo qualche mese dalla nostra conoscenza ricevetti quel libro che in
due o tre giorni lo lessi completamente, convinto che da allora, quella
nuova attività potesse essere uno sbocco per la mia professione.
Dalla lettura ebbi l’imput per poter attuare ciò che desideravo fare.
Dopo la nomina, i primi tempi per me non furono dei più facili, ad
iniziare dalle difficoltà createmi da chi sino ad allora aveva (anche se non
come titolare) svolto quel ruolo. Ruolo fondamentale per la mia professione
fu la conoscenza con il Cons. Massimo Sgrelli, definito il padre del
moderno Cerimoniale italiano, il quale già dal primo corso che frequentai,
iniziò a costruire le solide fondamenta del mio nuovo ruolo .
L’apporto di Massimo Sgrelli alla mia professione, è stato fondamentale,
sia nella vita professionale che di supporto ed aiuto in alcuni momenti
difficili. Importante comunque non è stata solo la formazione professionale
ma soprattutto la fiducia accordatemi dalle varie amministrazioni.
Le prime esperienze di cerimonie accompagnate dalla corretta, nei limiti
delle possibilità, applicazione dell’ordine delle precedenze, hanno infuso al
ruolo una sempre maggiore importanza e dignità.
Ho sempre cercato di operare quale figura ombra delle istituzioni,
evitando il più possibile di apparire o addirittura adombrare coloro che
rivestivano o rivestono ruoli istituzionali e che sono titolari di un mandato
elettorale, frutto di volontà popolare.
Tra gli obiettivi primari, ho cercato di dare concreta attuazione
all’imbandieramento degli edifici comunali, secondo le regole disposte
dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, istituendo un imbandieramento
giornaliero oltre a quello solenne delle festività proprie.
Con l’istituzione della Cerimonia cittadina in occasione della Festa della
Repubblica, ho fortemente voluto, in accordo con l’amministrazione, il
coinvolgimento delle scuole, evitando di ridurre questi momenti a sfilate
sparute di ex combattenti, cercando invece di coinvolgere le associazioni
d’arma presenti sul territorio, imprimendo i valori che l’allora Presidente
della Repubblica Ciampi con forza ci indicava.
Momenti particolari ce ne sono stati tanti: alcuni hanno sottolineato il
punto di forza della professione, mentre altri mi hanno visto debole, ma non
sconfitto.
Come nella vita, i momenti difficili vanno affrontati con maggior vigore
ed attenzione: ricordo i cambi tra i Sindaci e commissari, la non
accettazione della mia figura da parte di uno di essi (un commissario
straordinario), la gioia di riavere un Sindaco che ti dice, in un momento
quando qualcuno cerca di sopraffarti: “sino a quando ci sono io, decido io
chi deve occuparsi del Cerimoniale e sino ad adesso non m’è passato mai in
mente di sostituirti” (il sindaco è Nino Garozzo).
Momenti emozionanti sono stati quelli in cui hanno indossato per la
prima volta la fascia tricolore i nuovi sindaci. Gli obiettivi dei fotografi e
cineoperatori tutti puntati in un connubio di emozione mista a tensione a
trovarti proprio nella scena accanto al protagonista.
Fondamentale è stato il rapporto con giornalisti e operatori nel settore
della comunicazione, cercando a volte di spiegare il significato di
determinati gesti, evitando inutili e sterili polemiche che potessero sfociare
in commenti negativi nei confronti delle istituzioni, rapportandomi con
reciproca cordialità e rispetto dei ruoli rivestiti all’interno delle
professionalità, permettendo così che l’utenza potesse ricevere chiaramente
il messaggio voluto dalle istituzioni con il linguaggio accompagnato dalle
immagini come se i telespettatori o chi legge un articolo, fosse protagonista
principale nella scena.
Tra gli innumerevoli aneddoti desidero raccontarne qualcuno in
particolare, accaduto qualche anno fà, durante una visita in comune da parte
di un comandante provinciale (ometto di enunciare a quale forza dell’ordine
apparteneva per ovvi motivi). Lo stesso, ricevuto nello studio del Sindaco
(il sindaco era l’attuale), fece notare che le bandiere poste alla destra dello
scrittoio del Sindaco erano in posizione sbagliata, come anche
l’imbandieramento esterno dell’edificio fosse tutto errato.
Il Sindaco Garozzo, sorpreso del fatto evidenziato, e dell’inopportuno
quanto non convenevole interesse che questa autorità aveva posto entrando
nella stanza di un’altra autorità, mi chiamò riferendomi l’accaduto.
La cosa non mi meravigliò più di tanto, ero sicuro del fatto mio,
ciononostante rassicurai che avrei controllato un simile errore. Uscì tra il
sorrisetto ironico e pungente del tizio che poco aveva di autorità, lasciando i
due protagonisti a colloquiare di tutt’altre faccende.
Dopo una consultazione nei manuali del cerimoniale, accertandomi che
non vi era errore, provai a chiamare il Dipartimento di Roma. Il caso volle
(non è mai più successo) che fu proprio il Consigliere Sgrelli a prendere la
chiamata. Esposi l’accaduto, mi fece notare che avevo perfettamente
ragione e mi chiese un numero di fax.
Cinque minuti dopo arrivò al gabinetto del Sindaco un fax con tanto di
carta intestata “ Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento del
cerimoniale di Stato” con allegati i disegni sull’imbandieramento esterno ed
interno degli edifici pubblici in Italia.
Finito il loro discorso, mi permisi di disturbare il Sindaco
consegnandogli proprio il fax appena giunto dall’Ufficio di Palazzo Chigi
(era ancora caldo di stampa). Il Sindaco lo lesse, guardò le bandiere,
accorgendosi che tutto era perfettamente a posto secondo le disposizioni
ricevute da Roma, constatando che l’illustre ospite aveva in un certo qual
modo esagerato e commesso un errore, ancor più grave, perché aveva con
arroganza insistito , sconfinando anche le proprie competenze.
Il Sindaco, consegnò il fax all’interessato, il quale tra l’indignato e lo
sbigottito lo lesse, senza peraltro avere il coraggio o la sensibilità di
scusarsi, con l’auspicio che dopo questa esperienza avesse, o almeno lo
spero, imparato il corretto ordine di imbandieramento degli edifici
pubblici.
Raccolsi i più ampi consensi da parte del Sindaco che fece notare
all’ospite che in materia di cerimoniale sarebbe meglio pensarci due volte
prima di attaccare, contraddicendo, il responsabile del Cerimoniale.
Un Sindaco di un paesino del comprensorio siracusano aveva
personalmente invitato il sindaco di Acireale a partecipare alla cerimonia
per un gemellaggio per la festa di S. Sebastiano. Il Sindaco si era fatto
anticipare da una delegazione per poi avviarsi con le auto istituzionali in
compagnia di una rappresentanza istituzionale formata dal vicesindaco e da
alcuni assessori. Al suo arrivo però non venne accolto dal Sindaco invitante
che non si presentò all’incontro nemmeno dopo. Il Sindaco di Acireale,
pensò giustamente di fare dietro front e rientrare in città. Visto il
giustificato disappunto qualcuno volle giustificarlo dicendo che, a causa
dell’improvvisa separazione con la moglie, aveva preferito fare un giro in
barca per schiarirsi le idee o far sbollire la rabbia. Il comitato organizzatore,
resosi conto della assoluta mancanza di rispetto nei confronti degli ospiti,
cercò in tutti i modi di porre riparo all’irreparabile errore. Il sindaco del
paesino sentì il doveroso bisogno di doversi scusare con il suo ospite e
telefonicamente porse le sue scuse ufficiali cercando di giustificare il suo
inconsulto e irrispettoso gesto.
Nel febbraio 2006 alcuni ambasciatori della Santa Sede si fermarono
per due giorni ad Acireale per omaggiare l’arcivescovo che celebrava il 25°
anniversario di ordinazione Episcopale. Il Sindaco per onorare la presenza
degli alti diplomatici, organizzò per l’occasione una cena di gala presso un
elegante e rinomato locale cittadino conferendo all’evento il massimo della
risonanza. Ma, ironia della sorte, questa volta fu lui l’assente ingiustificato.
La causa di forza maggiore? Motivi personali o meglio familiari ! Il gesto
creò qualche imbarazzo nei diplomatici che si trovarono dinnanzi
all’assenza dell’invitante dell’evento
Durante la festività religiosa della Santa Patrona, nel bel mezzo
dell’omelia tenuta dall’Arcivescovo emerito di Catania, Mons. Luigi
Bommarito, si sente passare e soffermarsi dinnanzi la porta principale, la
banda musicale che si esibisce con una poderosa ed allegra marcetta.
L’arcivescovo fece risaltare “ironicamente” il fatto. Sia io che il
Cerimoniere vescovile, ci precipitammo fuori per far smettere la banda e
rimproverare il maestro. Alle proteste mossegli, il maestro rispose che
avevano ricevuto il segnale convenuto per l’inizio da un signore che stava
sul sagrato: un barbone che versa spesso in stato di ubriachezza.
Numerosi altri episodi hanno costellato la mia esperienza, da più
piacevoli a più difficili, vedi il caso delle esequie di sindaci emeriti che
magari abbiamo conosciuto personalmente e a cui siamo stati legati
amichevolmente o al gesto autorizzato da parte del commissario di issare la
bandiera della pace nella loggia ove avviene l’imbandieramento
istituzionale o alla sostituzione del dono per l’offerta della lampada votiva
con un contenitore sicuramente più idoneo.
Un altro episodio riguarda proprio la cerimonia di esequie di un Sindaco
emerito (tra l’altro il primo eletto direttamente dal popolo). Era il 19 aprile
del 2005 e c’era in corso il conclave. Qualcuno delle gerarchie
ecclesiastiche aveva già avuto il sentore della fumata bianca. Quindi mi
venne raccomandato che dopo la cerimonia funebre la commemorazione
dinnanzi al municipio non si dilungasse troppo, perché al primo accenno di
fumata bianca tutte le campane avrebbero suonato a festa. Durante la
commemorazione trepidavo, cercando di augurarmi o che la fumata fosse
nera o allora che ritardasse la votazione in Cappella Sistina.
La commemorazione finì, iniziarono ad arrivare le prime notizie; non
appena il feretro lasciò piazza Duomo , immettendosi in una strada verso il
cimitero,ecco tutte le campane a festa: era stato eletto al soglio di Pietro
S.S. Benedetto XVI. E qui tirai un grosso sospiro di sollievo: salvammo
capre e cavoli.
Vorrei tra gli episodi citare quello che mi ha permesso di scrivere una
pagina indelebile della storia della mia Città. Si tratta della concessione del
titolo di Città e del nuovo stemma e bandiera.
Tutto ebbe inizio quando mi accorsi che il Comune recava stampato sulla
carta intestata lo stemma di un altro Comune. Mi recai all’archivio storico e
qui la sorpresa fu doppia in quanto vi erano delle incongruenze tra le
miniature conservate all’archivio storico e il testo del decreto.
Mi diedi subito da fare ed in questo debbo essere grato al Gr. Uff.
Francesco Galetta, responsabile dell’Ufficio Onorificenze ed Araldica della
Presidenza del Consiglio dei Ministri, per il grande aiuto nella concessione
dei suddetti titoli ed emblemi.
Ometto di raccontare le lunghe ed a volte inutili diatribe su come doveva
essere la porta o la finestra del castello, dico solo che dal lontano 2001, il
decreto dello stemma venne concesso nel febbraio 2009 (quello del titolo di
Città era già stato concesso nel novembre 2007). La cosa che desidero
sottolineare oltre alla massima disponibilità da parte degli uffici romani, è
stata la vicinanza e il sostegno da parte dell’Amministrazione comunale ed
in particolare nella persona del sindaco Garozzo, che ha sempre creduto
nelle idee e nei suggerimenti ricevuti dall’ufficio onorificenze di Roma, a
costo anche di apparire contro corrente e di dichiarare la sua, come fece una
volta ai piedi del simulacro della nostra Patrona Santa Venera, in cui lo
stemma attuale (che non è altro la riproduzione del primo stemma ) è
inciso.
Grazie all’esperienza e al ruolo rivestito ecco che un giorno ho ricevuto
un invito per la presentazione di un libro sul Cerimoniale nell’Aula Magna
dell’Università di Catania, scritto dal prof. Francesco Raneri, correlatore
della presente.
Giunto sul posto, ho trovato, con immensa sorpresa, quale relatore e coautore
del libro, un conoscente di Acireale. Alla fine ho presentato le mie
congratulazioni, invitandolo qualche giorno dopo a gustare una granita in
centro ad Acireale.
Da quell’incontro è nato in me un progetto: ho preso con coraggio la
decisione (inizialmente un po’ contrastata da amici e parenti ma non da mia
moglie) che ha cambiato il corso della mia vita.
Ho iniziato l’esperienza Universitaria in un corso dove il Cerimoniale è
una materia d’esame (Catania è l’unica Università italiana dove viene
insegnata questa disciplina).
Ed è proprio questo l’obiettivo che oggi raggiungo con questa tesi, alla
fine del percorso triennale di studi, con una tesi il cui argomento è il
Cerimoniale.
Oltre ai momenti di gioia, vi sono anche quelli di sconforto, in cui ti
viene di buttare tutto in aria, in cui ti confronti con l’ignoranza in materia,
accompagnata dall’arroganza che non si addice anzi stona parecchio
soprattutto in bocca a qualche autorità, anche se i momenti difficili vengono
sempre compensati e cancellati dalle soddisfazioni.
Fare Cerimoniale in una Città come Acireale è indispensabile.
E’ il tessuto stesso cittadino che lo richiede, la cultura, le tradizioni
secolari e il rispetto dei ruoli, mi hanno permesso di essere protagonista
innanzi alla storia della mia Città, che mi ha permesso di vivere momenti
unici a fianco dei vertici cittadini, di conoscere uomini di elevato spessore,
di confrontarmi con le varie realtà del tessuto cittadino.
L’esperienza maturata mi ha consentito di raccogliere consensi nei
territori viciniori, dandomi la possibilità di allargare il mio bagaglio delle
conoscenze in realtà territoriali decisamente opposte alla mia.
Sono certo che avrò commesso qualche errore durante la mia attività,
spero di non perseverare , ma sono certo di aver creduto in ciò che ho fatto.
Ho cercato sempre un confronto costruttivo per il bene della società e a
servizio delle istituzioni che dovrebbe essere lo scopo di ognuno di noi che
lavora nella Pubblica amministrazione e che seduto dietro una scrivania, per
il ruolo ricoperto, rappresenta in quel momento agli occhi del cittadino
comune, la realtà nazionale, lo Stato.
Sostenuto dalla grande fiducia che i Sindaci e gli Amministratori con cui
ho avuto il piacere di lavorare sino ad adesso, cercherò di svolgere sempre
il mio ruolo anche se qualcuno di loro non sempre segue le regole del
cerimoniale benchè finisce sempre per rispettarle.
Sono grato alla Città di Acireale che mi è stata madre e che mi è sorella,
di poter raggiungere gli obiettivi e poter sempre perseguire determinati
ideali con le persone giuste al posto giusto perché “se un uomo non è
disposto a correre qualche rischio per le proprie idee o le sue idee non
valgono niente o non vale lui…” .
Continuiamo, testimoni e protagonisti della storia riconoscenti delle
ricchezze tramandate dal passato e costruttori della nuova primavera del
futuro.
Conclusioni
Prossimo al traguardo di un percorso di studi, epilogo di un sogno
iniziato alcuni anni or sono, l’autore di questa tesi trae delle riflessioni: da
un lato si è arricchito sia nel campo culturale che in quello professionale,
mentre dall’altro rimpiange di non aver potuto trascorrere insieme ai propri
figli, momenti importanti della loro crescita.
E’ emersa, però, l’importanza di questa disciplina, che trova il
proprio fondamento a servizio delle istituzione pubbliche e private
affermando che “il cerimoniale si vede quando non c’è” e, quindi, la
presenza del cerimonialista, figura professionale dotata di proprie
caratteristiche e peculiarità si rende indispensabile all’interno di un ente.
La corretta applicazione delle regole del Cerimoniale nelle
istituzioni e agli organi preposti, infonde quel senso di appartenenza,
ricordando che il risultato dell’urna (nel caso di cariche elettive) non finisce
il giorno dello scrutinio, ma ha inizio proprio da quel giorno.
Fare bene il proprio lavoro, applicare le regole secondo le
disposizioni impartite dai decreti, confrontandoli con le realtà nazionali e
territoriali all’interno della pubblica amministrazione, unite al proprio gusto
personale, infondono alle cose più semplici e belle la giusta importanza e
dignità che meritano.
L’esperienza dello stesso, da un decennio con le mansioni di
cerimonialista della Città di Acireale e, quale componente del direttivo
nazionale dell’ANCEP per il settore Comuni, oltre ai corsi frequentati, gli
ha permesso di perfezionare la propria professionalità e ampliare le proprie
conoscenze sotto l’aspetto giuridico nel settore, avendo avuto l’opportunità
di confrontarsi con diversi colleghi che operano in tanti altri Comuni del
territorio italiano.
Si auspica che questo lavoro non resti un inutile scritto di
dissertazione accademica ma possa servire anche ad arricchire il bagaglio
culturale di altri addetti al settore, con l’augurio che si possa addivenire in
un prossimo futuro, al riconoscimento ufficiale del ruolo professionale del
cerimonialista all’interno sia degli enti pubblici che privati.
E’questo l’augurio più vero che viene fatto ai colleghi, e cioè: quello
di essere uomini che non guardano solo negli occhi ma che guardano nella
stessa direzione.

GIUSEPPE DAMIANO IANNIZZOTTO

SEGRETARIO GENERALE DI ANCEP - Associazione Nazionale Cerimonialisti Enti Pubblici

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